Massimo Carlotto, il ritorno dell’Alligatore

da Ansa.it

di Paolo Petroni

(ANSA) – ROMA, 13 APR – MASSIMO CARLOTTO, ”LA BANDA DEGLI AMANTI” . Che Massimo Carlotto, autore di noir italiani tra i più amati dai lettori e impegnato nel denunciare le trame e gli agganci tra malavita e mondo degli affari e della politica, sia molto cresciuto anche come scrittore lo dimostra quest’ultimo romanzo, in cui torna a Padova con le sue amarezze, i suoi blues e i suoi calvados l’investigatore privato Marco Buratti, detto l’Alligatore, il quale finisce per scontrarsi e misurarsi con Giorgio Pellegrini, malavitoso del Brenta dopo essere stato un estremista politico negli anni ’70 e più volte riciclatosi con arte e creatività, uno che sa che ”bisogna essere flessibili, perchè le specializzazioni malavitose di lungo corso portano inesorabilmente in carcere”, già protagonista di uno dei più incisivi racconti di questo autore, ”Arrivederci amore, ciao”.

C’è in questo Carlotto una scrittura sempre più pulita e sorvegliata, c’è una struttura, un’omogeneità, una densità della storia e delle vicende dei personaggi che ha una sua intima necessità, senza sbavature e deviazioni pretestuose, il tutto restando sempre entro le duecento pagine, in tempi in cui, anteponendo la quantità alla qualità, va di moda raddoppiarle e più. Il racconto sembra partire da lontano con Buratti che ha accanto a sè lo spietato e sentimentale Beniamino Rossini, che si dice aggiunga un braccialetto al polso ad ogni nuova vittima, e Max la Memoria, sempre più preso dai suoi appetiti, alle prese con una faida che li vede in lotta da sei anni in Francia con spietati gangster serbi, una partita vecchia da chiudere obbligatoriamente pareggiando i conti, facendo fuori uno dei capi, Natalija Dinic, tra ricatti e tradimenti.

Una lotta esasperante, insensata, per definizione dello stesso Buratti, e sfibrante, da cui tutti e tre non vedono l’ora di uscire, distrutti certo, ma in pace. A complicare le cose, a chiamare in causa il loro ”cuore fuorilegge così grande che poteva e doveva accettarla”, c’è poi una chiusura della vicenda, nata dalle sevizie subite dalla bella Sylvie, l’amata di Rossini, con cui sembra si dimostri che la violenza estrema lascia sempre un segno profondo, da cui nessuno può liberarsi, per quanto sia riuscito a non perdere la propria umanità. E’ questo sofferente terzetto che, dopo una breve diaspora, alla fine si ricomporrà per risolvere un caso affidato all’Alligatore: la scomparsa di Guido Di Lello, un anonimo professore universitario romano, la cui amante segreta, Oriana Pozzi Vitale, sente sulla coscienza e non può denunciare alla polizia, senza mettere in piazza i propri affari privati e in crisi il proprio ricco e importante matrimonio.

Ad aiutare Buratti ci sarà anche un commissario sui generis Giulio Campagna, insofferente delle regole, provocatorio e comprensivo assieme. Al centro delle indagini che si svolgono tra Roma e Padova si troverà presto la Nena, un ristorante ”davvero ben frequentato, industriali delocalizzati, professionisti che si occupavano dei loro affari con l’abilità di funamboli, politici di basso livello con scritto in fronte ‘corruttibile’, commercianti che mantenevano l’attività con l’usura, accompagnati da commesse atteggiate a escort: il ritratto di un veneto parassita, volgare, famelico. Eppure ancora profondamente radicato e inestirpabile”. E’ il luogo in cui i protagonisti si sfideranno e duelleranno sino alla fine con la spietatezza e l’assenza di morale e regole della nuova criminalità: ”Sono un predatore, amo appropriami degli altri, delle loro vite. Controllarle, esserne padrone, e come tale avere il potere di renderli peggiori, impedendo loro di guardarsi allo specchio senza provare ribrezzo”, cominciando dalle donne, cui Carlotto dedica sempre una particolare attenzione. E poi, visto che il finale lascia delle porte aperte, vedremo in futuro come andrà a finire. (ANSA).